ANTONIO BARBAROSSA

 1 – PROFILO

 

Antonio Barbarossa è un noto alpinista e speleologo legato alla Società Alpina delle Giulie (SAG) di Trieste e al GARS. Inoltre è un atleta che ha praticato con successo sci nordico e mountain bike sia cross country sia downhill. 


“il suo nome compare regolarmente nei registri storici e nelle documentazioni ufficiali della Scuola Nazionale di Speleologia della CGEB per il suo contributo alle esplorazioni e alle attività del gruppo triestino. Il suo nome è formalmente inserito nell’archivio storico.”


Negli anni dal 1967 in poi iniziò a praticare sia escursionismo sia speleologia.


Grazie alla conoscenza del fortissimo alpinista Dario Marini iniziò a frequentare le Alpi Giulie sia in Italia sia in Slovenia ( a quei tempi Jugoslavia), le Alpi Carniche e le Dolomiti. Si formò un gruppo di amici inseparabili che ogni domenica effettuavano un’uscita in montagna. Ricordiamo Luciano Filipas,Eligio Rubino, Giuseppe Vico, Renato del Rosso, Robinia Occini.

 

2 – SPELEOLOGIA

 L’incontro con Roberto Borghesi noto Speleologo ed Alpinista triestino segnò l’inizio di una collaborazione durata decenni e ricca di grandi risultati. Roberto Borghesi persona molto preparata fisicamente è stato anche un precursore della speleologia: sue le scalette artigianali per scendere in grotta sua la parabola per le lampade a carburo. I due effettuarano centinaia di discese nelle grotte carsiche prevalentemente nel carso italiano, in Friuli ( Noglar e La Val) ed in veneto (Bus della Rana).

La combinazione delle due esperienze e la particolare forma fisica di Antonio Barbarossa determinarono la sua convocazione da parte della Commissione Grotte Eugenio Boegan alla spedizione all’abisso Gortani nell’estate 1970. Barbarossa partì da Trieste in moto con lo zaino in spalla e, posteggiata la moto a Sella Nevea, portò, insieme ai compagni di spedizione il materiale dal rifugio Gilberti all’ingresso della grotta. Non essendo riusciti a portare tutto il materiale si offrì di fare un secondo giro. La spedizione fu fatta da 7 persone e durò 11 giorni. Portarono le attrezzature giù per i pozzi e lungo i meandri fino al campo base; portarono anche una linea telefonica per restare in contatto con l’esterno anche in caso di incidenti o allagamenti dovuti al maltempo. La discesa fu molto impegnativa anche perchè avvenne nello stesso giorno del trasporto dei materiali; così per lunghissime ore gli speleologi scesero pozzi anche di cento metri e si arrampicarono lungo meandri di centinaia di metri senza legarsi per sicurezza e trasportando pesantissimi sacchi di materiale. In certi momenti si perdeva completamente il senso del tempo e la stanchezza cominciava a farsi sentire: nelle interminabili attese durante la discesa degli altri componenti ci si autopizzicava per verificare se si era ancora svegli od era un sogno. Senza mai fermarsi raggiunsero il campo base e montarono le amache per un meritato riposo.
I giorni successivi servirono a proseguire la discesa e ad esplorare zone nuove; passarono giorni e fu raggiunta la massima profondità (-920 metri) iniziando ad esplorare per cercare nuove gallerie più in alto. Una notizia sconvolse i membri della spedizione. Uno dei componenti Mario Gherbaz (Marietto) si era fatto male ed era urgente uscire e portarlo in salvo. Abbandonarono parte del cibo al campo base e cominciarono la risalita con il ferito. Restarono senza cibo e furono costretti a mangiare gli avanzi del cibo consumato durante la discesa. Alla fine proprio Barbarossa guadagnò l’uscita filmato da una troupe della Rai e con un sole splendido che accecava dopo 11 giorni di buio completo. Uscirono tutti ed anche Mario che fu elitrasportato in ospedale.

“I compiti della spedizione estiva guidata da Mario Privileggi furono essenzialmente due:

Il recupero dei materiali: Quintali di attrezzature (filiere di scalette metalliche, corde e sacchi) erano rimasti abbandonati lungo i pozzi e nei campi interni durante le caotiche e drammatiche fasi di uscita e soccorso del 5 gennaio.
La prosecuzione delle ricerche: Nonostante il gravissimo lutto (o forse proprio per onorare la memoria di Vianello, Davanzo e Picciola), il gruppo volle riprendere i rilievi scientifici e le esplorazioni interrotte.

Le Difficoltà Tecniche del Recupero
Disarmare la grotta dal basso verso l’alto richiese uno sforzo titanico:

Il peso raddoppiato: Le corde di nylon e le scalette erano rimaste per mesi immerse nell’umidità e nel fango della grotta, assorbendo acqua e diventando incredibilmente pesanti da issare.
Le strettoie e i meandri: Trasportare decine di sacchi stracolmi di materiale ferroso attraverso i passaggi angusti del Gortani mise a dura prova la resistenza fisica dei partecipanti.”

roberto borghesi e bruno cova

 

CAMPO BASE
ANTONIO BARBAROSSA

3 - ALPINISMO

ANTONIO BARBAROSSA E ROBERTO BORGHESI IN PARETE
L’attività speleologica per Barbarossa si concluse anche perchè si affacciava il richiamo delle vette. 
Con Dario Marini ed altri continuò ad andare in montagna soprattutto in inverno dove effetuarono con ciaspe e piccozza/ramponi la salita dei monti più belli delle Alpi Giulie: Mangart, Jof Fuart, Canin, Tricorno,  Mala Mojstroka, Nevoso in Val Aurina, Prisojnik e prima salita invernale del Laska Planja.
Ma ormai era tempo di aumentare il livello ed iniziò ad arampicare. 
 “Negli anni ’70 e ’80 ha aperto numerose vie alpinistiche di rilievo sulle Alpi Giulie e Carniche (come sullo Jôf di Montasio, sulla Cima Verde e sulla parete nord Piccolo Mangart di Coritenza) collaborando con figure del calibro di Roberto Borghesi, Tullio Piemontese, Lucio Piemontese, Marco Pastore, Giampi Furlan, Marco Corrado, Luciano Cergol e Tiziana Weiss.”
 
“Antonio Barbarossa è un noto alpinista triestino attivo principalmente tra gli anni ’70 e ’80. Membro di spicco della Società Alpina delle Giulie (SAG – CAI Trieste), ha legato il suo nome all’apertura di diverse vie nuove e a importanti ripetizioni sia sulle Alpi Giulie e Carniche che in Dolomiti.
 
🏔️ Principali Imprese Alpinistiche
  • Prima ripetizione in giornata: Ha compiuto con Roberto Borghesi la prima ripetizione mondiale in giornata della Via dei Francesi sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo. 
  • Nuove vie aperte: Ha tracciato almeno 7 nuove vie tra Alpi Giulie e Dolomiti. Tra le più note si ricordano:
    • Angolo di Riobianco (parete sud): Nuova via aperta nel 1976 insieme a Luciano Cergol.
    • Cima Verde del Montasio: Via nuova da Nord-Ovest alla cresta Berdo (1977), insieme a Roberto Borghesi.
    • Spigolo del Rifugio Sorgenti del Piave: Aperta nel 1979 sempre con Luciano Cergol.
    • Parete Sud-Est (Riobianco): Nuova linea tracciata nel 1979 con Roberto Borghesi.
  • Varianti e ripetizioni: Nel 1977 ha aperto una variante d’uscita sulla celebre Via Horn allo Jôf di Montasio insieme a Sergio Invernizzi.
 
Le vie aperte e ripetute da Antonio Barbarossa si concentrano prevalentemente sui gruppi calcarei delle Alpi Giulie (con una forte predilezione per la selvaggia Val Riobianco) e sulle grandi pareti delle Dolomiti.
Ecco le schede e le caratteristiche delle sue vie storiche più rappresentative.

1. Angolo di Riobianco – Parete Sud (Alpi Giulie)
Aperta nel settembre 1976 insieme a Luciano Cergol, rappresenta una delle linee classiche più interessanti della Val Riobianco, caratterizzata da roccia eccezionale e un ambiente isolato.
  • Difficoltà: IV e V grado UIAA, con un passo di V+.
  • Sviluppo: Circa 250 metri.
  • Caratteristiche: La via attacca la porzione destra della strapiombante parete sud. Supera fessure verticali e piccoli strapiombi con un’arrampicata elegante e fisica. Gode di ottima roccia tipica della conca di Riobianco. [1]
2. Cima Verde del Montasio – Parete Nord-Ovest (Alpi Giulie)
Questa via, aperta nell’agosto 1977 insieme a Roberto Borghesi, si sviluppa in un ambiente severo ed esplorativo sul versante settentrionale del gruppo del Montasio.
  • Difficoltà: V grado continuo.
  • Sviluppo: Circa 400 metri.
  • Caratteristiche: Una linea logica che sale alla cresta Berdo superando una successione di diedri e placche. L’itinerario richiede ottime capacità di orientamento e l’uso di protezioni veloci, data la scarsissima chiodatura originale.
3. Via dei Francesi – Cima Ovest di Lavaredo (Dolomiti)
Pur non trattandosi di un’apertura, la prima ripetizione mondiale in giornata di questa via è entrata nella storia dell’alpinismo triestino per la velocità e lo stile. La via originale fu aperta dai francesi René Desmaison e Jean Couzy nel 1959.
 Insieme al compagno di cordata Roberto Borghesi (uno dei più grandi speleologi e alpinisti dell’epoca), Barbarossa ha compiuto la prima ripetizione mondiale in giornata di questa celebre e difficilissima via d’arrampicata, completando la scalata e scendendo al rifugio sotto la pioggia e al buio.
 

La via ha uno sviluppo di 500 metri con pendenze cha vanno dal vericale allo strapiombo estremo (i tetti centrali sporgomo in fuori per svariati metri). Le difficoltà classiche sono stiamate fino al VI+ e A3 in artificiale.

Lo zoccolo basale impegna tre tiri di corda con traversata che preclude ogni possibilità di ritorno in corda doppia.

I tiri successivi si svolgono nel vuoto assoluto con soste appesi ai chiodi (peraltro precari) fino al grande tetto orizzontale che si supera con grande impegno fisico e psicologico. Uscita dal tetto salendo un diedro giallo fortemente aggettante fino ad un terrazzino più comodo. E qui cominciò a piovere. 

La parte superiore non strapiomba ma è molto impegnativa soprattutto sotto la pioggia.

La discesa ( alla luce delle lampade frontali) comporta passaggi di III grado e corde doppie di 20 metri ciascuna fino al camino tra la Cima Ovest e la Cima Grande con arrivo alla forcella della Grande e poi per sentiero. 

 

4. Spigolo del Rifugio – Sorgenti del Piave (Alpi Carniche)
Via aperta nel 1979 sempre in cordata con Luciano Cergol, situata nel cuore delle Alpi Carniche, nei pressi del Monte Peralba.
  • Difficoltà: IV+ con passi di V.
  • Sviluppo: Circa 200 metri.
  • Caratteristiche: Una via piacevole e più accessibile rispetto ai severi colossi delle Giulie, tracciata su uno spigolo aereo e panoramico proprio sopra il rifugio. 
5. Il legame tra Antonio Barbarossa e la Forca di Vandul (1986 m) rappresenta una delle sue imprese esplorative più selvagge e importanti nelle Alpi Giulie occidentali.
Il 4 aprile 1976, Antonio Barbarossa ha firmato la prima salita diretta dal canalone del versante Nord della Forca di Vandul.
L’impresa è stata compiuta da una cordata d’élite della Società Alpina delle Giulie (SAG Trieste) composta da due gruppi che si sono uniti per l’occasione:
  • Antonio Barbarossa e Luciano Cergol
  • Marco Corrado e Lucio Piemontese
 
🧗 Caratteristiche e severità dell’itinerario
La Forca di Vandul è storicamente nota tra gli alpinisti locali come uno dei luoghi più tetri e severi delle Alpi Giulie, tanto da essere stata soprannominata in passato la “Porta dell’Averno”.
  • L’ambiente: Il canalone Nord della Forca di Vandul diventa un imbuto gelido e d’ambiente spettrale, incassato tra pareti ciclopiche.
  • La salita: Tracciare una linea diretta risalendo l’ombroso canalone Nord a inizio primavera (aprile) ha richiesto una notevole padronanza nell’alpinismo classico ed esplorativo, affrontando pendenze severe e un terreno misto di roccia e neve tipico dei canali incassati giuliani. 
  • VIA DI DOGNA
  •  La relazione intitolata “Un’antica via delle Alpi Giulie: La Semide dei Agnei” è uno storico articolo scritto da Antonio Barbarossa e pubblicato sulla rivista Alpi Giulie (anno 70, n. 2 – 1976) della Società Alpina delle Giulie. Il testo descrive la riscoperta di un leggendario e selvaggio percorso di cenge pastorali situato nel gruppo del Montasio, in Friuli.
  • Che cos’è: Un’antichissima via di transumanza prealpinistica. Sfrutta un sistema di cenge esposte e aree erbose sotto le pareti dello Jôf di Miezegnot (Jof di Miezdi) e dello Jovet Blanc.
  • L’utilizzo originario: Permetteva ai pastori della Val Dogna di condurre le greggi (agnei, agnelli) ai ripidissimi pascoli del versante meridionale del Plan della Ciavile e della Forca della Puartate.
  • Il recupero: Già dimenticato a inizio ’00, i primi cenni storici vennero raccolti negli anni ’30 da Vladimiro Dougan. La relazione di Antonio Barbarossa del 1976 ne ha formalizzato la riscoperta escursionistica moderna.
  • In una salita in solitaria Barbarossa impiegò poco più di 3 ore per salire i 1900 metri di dislivello con difficoltà di II e III grado ed un passaggio di IV.  
 Salì inoltre il Tricorno e la Skarlatica in giornata ed il percorso padola rifugio berti ferrata roghel cengia gabriella rifugio carducci strada degli alpini padola in giornata.
Caratteristiche del percorso (Tratto escursionistico moderno)
L’itinerario descritto nelle relazioni tecniche attuali è classificato come altamente alpinistico (EEA / per esperti) a causa dell’assoluto isolamento, dell’esposizione e della totale assenza di protezioni fisse sistematiche
Accanto a queste prime salite numerose ripetizioni estreme caratterizzarono la sua attività:
 
– Rocchetta Alta di Bosconero – Spigolo Strobel con Giampi Furlan
– Tofana di Rozes – Primo Spigolo con Giampi Furlan 
– Cima Grande di Lavaredo – Via Mirko Minuzzo con Marco Pastore 
– Tofana di Rozes – Via Mirko Minuzzo con Marco Pastore
– Cima della Madonna – Spigolo del Velo con  Giusi Arboit
– Marmolada – Parete Sud Via Tomasson con Giusi Arboit sotto il diluvio e salvando una        cordata in difficoltà.
– Tofana di Rozes – Spigolo del Pilastro con Giorgio Ramani e Mario Schiemer 
– Marmolada – Parete Nord ( con Ghiaccio ) in numerosa compagnia
– Gusela del Vecovà con Luciano Cergol
– Campanile di Val Montanaia più volte
– Cima Piccola di Lavaredo – Spigolo Giallo con Luciano Cergol
– Prima Torre del Sella – Via Rossi con Luciano Cergol
– Ciavazes – Spigolo Abram con Luciano Cergol
– Ciavazes –  Via Micheluzzi con Luciano Cergol
– Ciavazes – Via Schubert con Luciano Cergol
– Torre Venezia Civetta – Via Tissi con Luciano Cergol
– Roda di Vael Catinaccio – via Eisenstecken con Luciano Cergol
– Seconda Torre del Sella – Via Messner con Luciano Cergol
– Prisojnik – Piastro del Diavolo con Roberto Borghesi
– Triglav – Via dei Tedeschi con Roberto Borghesi
– Cima de lis Codis – via dei milanesi con Roberto Borghesi
  la discesa, per l’impossibilità di scendere per il canalone anche coi ramponi, fu fatta lungo la 
  crepaccia  marginale con doppie e risalite e si concluse a tarda notte 
– Cima Canali Pale di San Martino – via Buhl Con Luciano Cergol
-Tofana di Rozes – Via Costantini Apollonio con Lucian Cergol
– Cima Scotoni – Via Lacedelli con Luciano Cergol
– Cima Grande di Lavaredo – Via Comici Con Luciano Cergol
– Cima Ovest di Lavaredo – Via Cassin con Luciano Cergol
– Marmolada Parete Sud – Via Vinatzer Messner con Luciano Cergol
– Cima Civetta – Via Solleder con Luciano Cergol
– Pala del Rifugio – Spigolo Nord Ovest con Mario Schiemer 
  la discesa fu molto impegnativa a causa della fitta nebbia 
  QUASI TUTTE LE VIE CON DIICOLTA’ ESTREME
 
 
ANTONIO BARBAROSSA
ANTONIO BARBAROSSA
JOF FUART GOLA NORD EST
JOF FUART GOLA NORD EST
Arrampicò anche nelle Alpi Centrali ed Occidentali raggiungendo la cima del:
 
– Gran Zebrù
– Ortles
– Cevedale
– Gran Paradiso
– Monte Bianco
– Monte Rosa
– Cervino

4 - SOCCORSO ALPINO

Antonio Barbarossa ha ricoperto ufficialmente il ruolo di Vice Capo Stazione del Soccorso Alpino (CNSAS) di Trieste, consolidando la sua figura di punto di riferimento tecnico e istituzionale per la sicurezza in montagna nel territorio giuliano.
La sua transizione dai ruoli attivi sul campo alla dirigenza della stazione locale mette in luce i seguenti aspetti:
 
1. Ruolo Istituzionale e di Coordinamento
In qualità di Vice Capo Stazione, Barbarossa ha affiancato la leadership della Stazione di Trieste del CNSAS nella complessa gestione delle emergenze locali. Questo incarico comporta la responsabilità diretta di:
  • Pianificare la logistica degli interventi di soccorso in tempo reale.
  • Gestire i flussi di comunicazione con la centrale operativa del 118 regionale.
  • Supervisionare il dispiegamento delle squadre territoriali tra Carso, Val Rosandra e le aree alpine limitrofe.
 
2. Organizzazione e Direzione delle Esercitazioni
La carica dirigenziale lo ha visto attivamente impegnato nella supervisione dell’addestramento dei tecnici triestini. Sotto la sua guida o supervisione, le classiche simulazioni e le esercitazioni in falesia in Val Rosandra sono state strutturate per integrare i più moderni standard del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), assicurando che i nuovi volontari mantenessero la continuità con l’esperienza della vecchia scuola d’alpinismo triestina.
 
 
 
3. Anello di Congiunzione tra SAG e Soccorso Alpino
Avendo un solido passato all’interno della Società Alpina delle Giulie (SAG), il suo ruolo di Vice Capo Stazione ha rappresentato il perfetto punto d’incontro tra il mondo dell’alpinismo classico triestino e la moderna struttura di protezione civile e soccorso tecnico, unendo la conoscenza storica dei sentieri locali alle necessità burocratiche e operative attuali.
 

5 - SCI NORDICO

Trofeo delle regioni Barbarossa pettorale n.1
 
Antonio Barbarossa ha legato indubbiamente il suo nome alla storia dello sci nordico regionale vincendo il Trofeo Cassa di Risparmio di Gorizia in una delle sue edizioni storiche più importanti.
 
La Gara del Successo
  • La Squadra: Ha conquistato la vittoria gareggiando in coppia con il compagno di squadra Pio Carbogno, entrambi alfieri dello Sci Club 70 di Trieste.
  • Il Percorso: La competizione si è sviluppata su un tracciato di 20 km. La partenza era fissata a Camporosso, toccava la piana di Valbruna, raggiungeva Tarvisio e faceva infine ritorno al punto di partenza.
  • La Concorrenza: Barbarossa e Carbogno hanno trionfato in un parterre di 85 atleti provenienti dagli sci club di tutta la regione.  
Numerosi i podi al trofeo delle regioni in varie edizioni, le vittorie ai campionati triestini di categoria e piazzamenti nei primi 3 assoluti.
ANTONIO BARBAROSSA IN GARA
ANTONIO BARBAROSSA IN ALLENAMENTO

6 - MOUNTAIN BIKE

 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
Quindi da quanto risulta dagli articoli il Mountain Bici Club  Trieste è stato fondato nel 1986 ad opera di un grande Presidente Mauro Clemente e ripreso dal 2003 al 2015 da un altrettanto grande Presidente Antonio Barbarossa anni nei quali ha visto i maggiori risultati sia di squadra sia individuali oltrepassando i confini regionali e performando in tutta Italia, Slovenia, Croazia ed Austria.
 
 
 
La figura di Antonio Barbarossa e dei primissimi pionieri triestini incarna perfettamente l’archetipo del biker d’altri tempi: atleti poliedrici che non erano nati ciclisti, ma portavano sui pedali l’esperienza dell’alpinismo, dell’arrampicata e della speleologia.
I documenti storici del CAI svelano i dettagli fondamentali di quell’epopea del 1989: 
 
1989: La scommessa vinta contro i podisti
La prima Cavalcata Carsica dell’ottobre/dicembre 1989 nacque letteralmente come una sfida goliardica di superamento. All’epoca, i podisti che si allenavano sul Carso prendevano in giro i pochissimi ciclisti, sghignazzando per l’inutile e immane fatica che facevano nel cercare di superare i gradoni di roccia in sella.
Per mettere a tacere le provocazioni, si organizzò la prima sfida sul Sentiero CAI 3 con partenze scaglionate (podisti alle 7:30, ciclisti alle 8:00).
  • La vittoria del pioniere: La sfida assoluta fu vinta proprio dai ciclisti e, nello specifico, da Antonio Barbarossa.
  • Un tempo incredibile: Barbarossa, descritto nelle cronache storiche come un pregiato alpinista, disintegrò i pronostici dei podisti chiudendo i 53 km di sassi e boscaglia nell’incredibile tempo di 4 ore e 37 minuti. Un tempo strabiliante se si contestualizza la totale assenza di tecnologia ammortizzante sui mezzi dell’epoca.
 
L’identikit dei pionieri del Carso
Perché figure come Barbarossa riuscivano a fare la differenza dove oggi molti faticherebbero persino con una moderna biammortizzata?
  • La lettura del terreno: Provenendo dall’alpinismo e frequentando le pareti della Val Rosandra e del Carso, questi pionieri avevano una coordinazione e una confidenza con la roccia calcarea fuori dal comune. Sapevano dove far galleggiare la ruota e dove la pietra avrebbe tenuto o tradito.
  • Resistenza allo spartano: Non esistevano i gel energetici, l’abbigliamento tecnico moderno o i freni a disco. C’erano solo i passaggi di bocca in bocca tra amici per posizionare qualche macchina nei rari punti in cui le carrarecce incrociavano l’Alta Via, così da farsi passare un tè caldo.
Quella vittoria di Antonio Barbarossa nel 1989 non fu solo un traguardo personale, ma dimostrò ufficialmente a tutta Trieste che le “ruote grasse” non erano un gioco da passeggiata, bensì un mezzo totale d’avventura capace di dominare il Carso.
Per la cronaca il tempo fatto registrare da Barbarossa 4.37 con bici in acciaio senza ammortizzatori e coi pedali normali e col sentiero originale senza modifiche odierne in terra battuta e molto scorrevoli nella parte centrale. Per la cronaca secondo classificato Maurizio Deponte a 10 minuti.

Gli anni che vanno dal 1990 al 2000 furono dedicati ad allenamnti specifici per le gare di DOWNHILL nelle quali Barbarossa era il più forte  a Trieste, ed alle gare stesse in giro per l’Italia, Slovenia, Croazia, Austria. Aveva un preparatore che seguiva sia la preparazione fisica sia l’alimentazione. Olre alla discesa Barbarossa primeggiva anche in Cross Country come documentato dai numerosi titoli di Campionr Regionale nella specialità.

CAMPIONE REGIONALE XC
 Risultati importanti:
 
– Cavalcata Carsica 1989 1° assoluto
– Lussari 1990 1° di categoria 
– Campionato Italiano Downhill S Orsola Terme 8° di categoria 
– Cavalcata Carsica 1991 3° assoluto 
– Coppa Nord Est Moggio 1991 1° di categoria
– Coppa Nord Est Lusevera 1991 1°di categoria
– Coppa Nord Est Buttrio 1991 1° di categoria
– Coppa Nord Est Artegna 1991 1° di categoria
– Coppa Nord Est Ravascletto 1991 2° di categoria
– Coppa  Nord Est 1991 1° categoria    CAMPIONE NORD EST
– Campionato Regionale Piancavallo  1991 1°di categoria CAMPIONE REGIONALE
– Montasio Bike 1991 7° assoluto 
– Gran Prix Nazionale Downhill S  Orsola Terme 1991 8° categoria
– Cronoscalata Lussari 1991 2° d categoria 
– Gran Prix Nazionale Downhill  Orsola Terme 1992 13° assoluto
– Trofeo Città di Trieste Basovizza 1992 2° di categoria
– Campionato Regionale Downhill Draga S Elia 1993 1° di categoria 4° assoluto CAMPIONE REGIONALE 
– Bloudkov Maraton Crni Vhr 1993 4° di categoria
– Campionato Regionale 1993 Prosecco 3° di categoria
– Campionato Regionale Cronometro Gropada 1993 1°categoria CAMPIONE  REGIONALE 
– Campionato Regionale Fanna 1994 Downhill 1° di categoria
– Campionato Regionale Downhill Torreano 1994 1°  di categoria CAMPIONE REGIONALE 
– Campionato Italiano Downhill Il  Ciocco 1994 1° di categoria CAMPIONE ITALIANO 
– Trofeo MBC Basovizza 1995 3° di categoria
– Campionato d’inverno 1995 Aurisina 3° categoria
– Campionato Regionale Downhill Torreano 1995 1° categoria CAMPIONE REGIONALE
– Campionato Italiano Downhill 1995 Livigno 3° categoria
– Gran Prix Downhill 1995 Livigno1°categoria CAMPIONE GRAN PRIX 
– Campionato del Mondo Uisp San Marino 1995 8° assoluto Cross Country 1° assoluto downhill CAMPIONE DEL MONDO UISP DOWNHILL E COMBINATA
– Campionato Italiano Downhill 1996 Livigno 3° di categoria
– Bloudkov Maraton Idrja 1996 1° di categoria  
– Campionato Emiliano Downhill 1996 su più prove 1° di categoria
– Campionato Regionale Trava di Lauco 1997 1° categoria CAMPIONE REGIONALE 
– Trofeo Bottecchia 1997 17° assoluto
– Friulbike San Leonardo  2001 9° assoluto su 169
– Friulbike Terzo di Aquileia 2001 7°assoluto su 185
– Friulbike Racchiuso di Attimis 2001 17° assoluto su 265
– Friulbike Corno di Rosazzo 2001 20° assoluto su 223
– Campionato d’inverno 2002 Gemona 2° di categoria
– Campionato d’inverno 2002 Aurisina 1° di  categoria
– Campionato d’inverno 2003 Aurisina 2° di categoria 
– Cronoscalata 2003 Polcenigo 1 classificato CAMPIONE REGIONALE
– Trofeo Alpe Adria 2003 (Vrtojba, St Stefan, Gorizia, Bohinj, Afritz,Tarvisio) 1° classificato categoria CAMPIONE ALPE ADRIA
– Trofeo Alpe Adria 2003 Vrtojba 2°di categoria
– Trofeo Alpe Adria 2003 Hermagor 2° di categoria 
– Friul Bike Corno di Rosazzo 2003  5° assoluto su 307
– Top Class Savorgnano 2003 1° di categoria
– Trofeo Friuli Venezia Giulia Samatorza 2003 1° di categoria
– Trofeo Friuli Venezia Giulia Aviano 2003 3° di categoria
– Alpe Adria Cup Gorizia 2003 1° di categoria
– Campionato Italiano XC Sassoferrato 2003 5° di categoria
– Bloudkov  Maraton Crnj Vhr 1° di categoria
– Ramijuf Maniago 2003 1° di categoria 30° assoluto 1h29’56″TURITTO 40° 1h31’49”
– Bloudkov Maraton 2003 Crni Vrh 1° categoria 1h32’45” Turitto 1h34’36” Benedetti 1h39’20”
– Top Class 2003 Aurisina 1°di categoria
– Trofeo Friuli Venezia Giulia Aviano 2003 3° di categoria
– Trofeo Città di Gorizia 2003 1° di categoria
– Top Class Savorgnano del Torre 2003 1°di  categoria
– Campionato Regionale Point to  Point Claut 2003 1° categoria CAMPIONE REGIONALE 
   Leghissa 1h 30 Sclip 1h 31 Barbarossa 1h 34 
– Alpe Adria Hermagor 2003 2°di categoria
– Alpe Adria Vrtojba 2003 2° di categoria
– Lanaro Gran fondo 2004 2° assoluto 1h 44’14” D Kralj 1h57’43”
– Campionato Regionale Cividale 2004 1° categoria CAMPIONE REGIONALE 
– Trofeo FVG 2004 (Aurisina, Vendoglio, Montereale, Polcenigo,  Cividale) 1° classificato
– Sarone di Caneva 2004 15° assoluto su 156 
– Bohinj 2004 3°  di categoria
– Lanaro Gran fondo 2005 2°assoluto 1h 34’30” D Kralj 1h46’04”
– Campionato d’inverno 2005  Gemona 3° categoria
– Campionato Italiano Udace 2005  Gemona 3° di categoria
– !° Enduro 3 camini 2012 5° di categoria
– Cavalcata Carsica 2013 6° assoluto 

 

 
BARBAROSSA AL CENTRO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *