L’attività speleologica per Barbarossa si concluse anche perchè si affacciava il richiamo delle vette. Con Dario Marini ed altri continuò ad andare in montagna soprattutto in inverno dove effetuarono con ciaspe e piccozza/ramponi la salita dei monti più belli delle Alpi Giulie: Mangart, Jof Fuart, Canin, Tricorno, Mala Mojstroka, Nevoso in Val Aurina, Prisojnik e prima salita invernale del Laska Planja.Ma ormai era tempo di aumentare il livello ed iniziò ad arampicare. 2 Alpinismo: “Negli anni ’70 e ’80 ha aperto numerose vie alpinistiche di rilievo sulle Alpi Giulie e Carniche (come sullo Jôf di Montasio, sulla Cima Verde e sulla parete nord Piccolo Mangart di Coritenza) collaborando con figure del calibro di Roberto Borghesi, Tullio Piemontese, Lucio Piemontese, Marco Pastore, Giampi Furlan, Marco Corrado, Luciano Cergol e Tiziana Weiss.”
“Antonio Barbarossa è un noto alpinista triestino attivo principalmente tra gli anni ’70 e ’80. Membro di spicco della Società Alpina delle Giulie (SAG – CAI Trieste), ha legato il suo nome all’apertura di diverse vie nuove e a importanti ripetizioni sia sulle Alpi Giulie e Carniche che in Dolomiti.
🏔️ Principali Imprese Alpinistiche
- Prima ripetizione in giornata: Ha compiuto con Roberto Borghesi la prima ripetizione mondiale in giornata della Via dei Francesi sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo.
- Nuove vie aperte: Ha tracciato almeno 7 nuove vie tra Alpi Giulie e Dolomiti. Tra le più note si ricordano:
- Angolo di Riobianco (parete sud): Nuova via aperta nel 1976 insieme a Luciano Cergol.
- Cima Verde del Montasio: Via nuova da Nord-Ovest alla cresta Berdo (1977), insieme a Roberto Borghesi.
- Spigolo del Rifugio Sorgenti del Piave: Aperta nel 1979 sempre con Luciano Cergol.
- Parete Sud-Est (Riobianco): Nuova linea tracciata nel 1979 con Roberto Borghesi.
- Varianti e ripetizioni: Nel 1977 ha aperto una variante d’uscita sulla celebre Via Horn allo Jôf di Montasio insieme a Sergio Invernizzi.
Le vie aperte e ripetute da
Antonio Barbarossa si concentrano prevalentemente sui gruppi calcarei delle Alpi Giulie (con una forte predilezione per la selvaggia Val Riobianco) e sulle grandi pareti delle Dolomiti.
Ecco le schede e le caratteristiche delle sue vie storiche più rappresentative.
1. Angolo di Riobianco – Parete Sud (Alpi Giulie)
Aperta nel settembre 1976 insieme a Luciano Cergol, rappresenta una delle linee classiche più interessanti della Val Riobianco, caratterizzata da roccia eccezionale e un ambiente isolato.
- Difficoltà: IV e V grado UIAA, con un passo di V+.
- Sviluppo: Circa 250 metri.
- Caratteristiche: La via attacca la porzione destra della strapiombante parete sud. Supera fessure verticali e piccoli strapiombi con un’arrampicata elegante e fisica. Gode di ottima roccia tipica della conca di Riobianco. [1]
2. Cima Verde del Montasio – Parete Nord-Ovest (Alpi Giulie)
Questa via, aperta nell’agosto 1977 insieme a Roberto Borghesi, si sviluppa in un ambiente severo ed esplorativo sul versante settentrionale del gruppo del Montasio.
- Difficoltà: V grado continuo.
- Sviluppo: Circa 400 metri.
- Caratteristiche: Una linea logica che sale alla cresta Berdo superando una successione di diedri e placche. L’itinerario richiede ottime capacità di orientamento e l’uso di protezioni veloci, data la scarsissima chiodatura originale.
3. Via dei Francesi – Cima Ovest di Lavaredo (Dolomiti)
Pur non trattandosi di un’apertura, la prima ripetizione mondiale in giornata di questa via è entrata nella storia dell’alpinismo triestino per la velocità e lo stile. La via originale fu aperta dai francesi René Desmaison e Jean Couzy nel 1959.
Insieme al compagno di cordata Roberto Borghesi (uno dei più grandi speleologi e alpinisti dell’epoca), Barbarossa ha compiuto la prima ripetizione mondiale in giornata di questa celebre e difficilissima via d’arrampicata, completando la scalata e scendendo al rifugio sotto la pioggia e al buio.

CIMA OVEST DI LAVAREDO – VIA DEI FRANCESI
4. Spigolo del Rifugio – Sorgenti del Piave (Alpi Carniche)
Via aperta nel 1979 sempre in cordata con Luciano Cergol, situata nel cuore delle Alpi Carniche, nei pressi del Monte Peralba.
- Difficoltà: IV+ con passi di V.
- Sviluppo: Circa 200 metri.
- Caratteristiche: Una via piacevole e più accessibile rispetto ai severi colossi delle Giulie, tracciata su uno spigolo aereo e panoramico proprio sopra il rifugio.
5.
Il legame tra Antonio Barbarossa e la Forca di Vandul (1986 m) rappresenta una delle sue imprese esplorative più selvagge e importanti nelle Alpi Giulie occidentali.
Il 4 aprile 1976, Antonio Barbarossa ha firmato la prima salita diretta dal canalone del versante Nord della Forca di Vandul.
L’impresa è stata compiuta da una cordata d’élite della Società Alpina delle Giulie (SAG Trieste) composta da due gruppi che si sono uniti per l’occasione:
- Antonio Barbarossa e Luciano Cergol
- Marco Corrado e Lucio Piemontese
🧗 Caratteristiche e severità dell’itinerario
La Forca di Vandul è storicamente nota tra gli alpinisti locali come uno dei luoghi più tetri e severi delle Alpi Giulie, tanto da essere stata soprannominata in passato la “Porta dell’Averno”.
- L’ambiente:Il canalone Nord della Forca di Vandul diventa un imbuto gelido e d’ambiente spettrale, incassato tra pareti ciclopiche.
- La salita: Tracciare una linea diretta risalendo l’ombroso canalone Nord a inizio primavera (aprile) ha richiesto una notevole padronanza nell’alpinismo classico ed esplorativo, affrontando pendenze severe e un terreno misto di roccia e neve tipico dei canali incassati giuliani.
- VIA DI DOGNA
- La relazione intitolata “Un’antica via delle Alpi Giulie: La Semide dei Agnei” è uno storico articolo scritto da Antonio Barbarossa e pubblicato sulla rivista Alpi Giulie (anno 70, n. 2 – 1976) della Società Alpina delle Giulie. Il testo descrive la riscoperta di un leggendario e selvaggio percorso di cenge pastorali situato nel gruppo del Montasio, in Friuli.
- Che cos’è: Un’antichissima via di transumanza prealpinistica. Sfrutta un sistema di cenge esposte e aree erbose sotto le pareti dello Jôf di Miezegnot (Jof di Miezdi) e dello Jovet Blanc.
- L’utilizzo originario: Permetteva ai pastori della Val Dogna di condurre le greggi (agnei, agnelli) ai ripidissimi pascoli del versante meridionale del Plan della Ciavile e della Forca della Puartate.
- Il recupero: Già dimenticato a inizio ’00, i primi cenni storici vennero raccolti negli anni ’30 da Vladimiro Dougan. La relazione di Antonio Barbarossa del 1976 ne ha formalizzato la riscoperta escursionistica moderna.
- In una salita in solitaria Barbarossa impiegò poco più di 3 ore per salire i 1900 metri di dislivello con difficoltà di II e III grado ed un passaggio di IV.
Salì inoltre il Tricorno e la Skarlatica in giornata ed il percorso padola rifugio berti ferrata roghel cengia gabriella rifugio carducci strada degli alpini padola in giornata.
Caratteristiche del percorso (Tratto escursionistico moderno)
L’itinerario descritto nelle relazioni tecniche attuali è classificato come altamente alpinistico (EEA / per esperti) a causa dell’assoluto isolamento, dell’esposizione e della totale assenza di protezioni fisse sistematicheAccanto a queste prime salite numerose ripetizioni estreme caratterizzarono la sua attività: – Rocchetta Alta di Bosconero – Spigolo Strobel con Giampi Furlan- Tofana di Rozes – Primo Spigolo con Giampi Furlan – Cima Grande di Lavaredo – Via Mirko Minuzzo con Marco Pastore – Tofana di Rozes – Via Mirko Minuzzo con Marco Pastore- Cima della Madonna – Spigolo del Velo con Giusi Arboit- Marmolada – Parete Sud Via Tomasson con Giusi Arboit sotto il diluvio e salvando una cordata in difficoltà.- Tofana di Rozes – Spigolo del Pilastro con Giorgio Ramani e Mario Schiemer – Marmolada – Parete Nord ( con Ghiaccio ) in numerosa compagnia- Gusela del Vecovà con Luciano Cergol- Campanile di Val Montanaia più volte- Cima Piccola di Lavaredo – Spigolo Giallo con Luciano Cergol- Prima Torre del Sella – Via Rossi con Luciano Cergol
– Ciavazes – Spigolo Abram con Luciano Cergol
– Ciavazes – Via Micheluzzi con Luciano Cergol
– Ciavazes – Via Schubert con Luciano Cergol
– Torre Venezia Civetta – Via Tissi con Luciano Cergol
– Roda di Vael Catinaccio – via Eisenstecken con Luciano Cergol
– Seconda Torre del Sella – Via Messner con Luciano Cergol
– Prisojnik – Piastro del Diavolo con Roberto Borghesi
– Triglav – Via dei Tedeschi con Roberto Borghesi
– Cima de lis Codis – via dei milanesi con Roberto Borghesi
la discesa, per l’impossibilità di scendere per il canalone anche coi ramponi, fu fatta lungo la crepaccia marginale con doppie e risalite e si concluse a tarda notte
– Cima Canali Pale di San Martino – via Buhl Con Luciano Cergol
-Tofana di Rozes – Via Costantini Apollonio con Lucian Cergol
– Cima Scotoni – Via Lacedelli con Luciano Cergol
– Cima Grande di Lavaredo – Via Comici Con Luciano Cergol
– Cima Ovest di Lavaredo – Via Cassin con Luciano Cergol
– Marmolada Parete Sud – Via Vinatzer Messner con Luciano Cergol
– Cima Civetta – Via Solleder con Luciano Cergol
– Pala del Rifugio – Spigolo Nord Ovest con Mario Schiemer
la discesa fu molto impegnativa a causa della fitta nebbia
- Pianificare la logistica degli interventi di soccorso in tempo reale.
- Gestire i flussi di comunicazione con la centrale operativa del 118 regionale.
- Supervisionare il dispiegamento delle squadre territoriali tra Carso, Val Rosandra e le aree alpine limitrofe.
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