L’incontro con Roberto Borghesi noto Speleologo ed Alpinista triestino segnò l’inizio di una collaborazione durata decenni e ricca di grandi risultati. Roberto Borghesi persona molto preparata fisicamente è stato anche un precursore della speleologia: sue le scalette artigianali per scendere in grotta sua la parabola per le lampade a carburo. I due effettuarano centinaia di discese nelle grotte carsiche prevalentemente nel carso italiano, in Friuli ( Noglar e La Val) ed in veneto (Bus della Rana).
La combinazione delle due esperienze e la particolare forma fisica di Antonio Barbarossa (magro e fortissimo) determinarono la sua convocazione da parte della Commissione Grotte Eugenio Boegan alla spedizione all’abisso Gortani nell’estate 1970. Barbarossa partì da Trieste in moto con lo zaino in spalla e, posteggiata la moto a Sella Nevea, portò, insieme ai compagni di spedizione il materiale dal rifugio Gilberti all’ingresso della grotta. Non essendo riusciti a portare tutto il materiale si offrì di fare un secondo giro. La spedizione fu fatta da 7 persone e durò 11 giorni. Portarono le attrezzature giù per i pozzi e lungo i meandri fino al campo base; portarono anche una linea telefonica per restare in contatto con l’esterno anche in caso di incidenti o allagamenti dovuti al maltempo. La discesa fu molto impegnativa anche perchè avvenne nello stesso giorno del trasporto dei materiali; così per lunghissime ore gli speleologi scesero pozzi anche di cento metri e si arrampicarono lungo meandri di centinaia di metri senza legarsi per sicurezza e trasportando pesantissimi sacchi di materiale. In certi momenti si perdeva completamente il senso del tempo e la stanchezza cominciava a farsi sentire: nelle interminabili attese durante la discesa degli altri componenti ci si autopizzicava per verificare se si era ancora svegli od era un sogno. Senza mai fermarsi raggiunsero il campo base e montarono le amache per un meritato riposo.
I giorni successivi servirono a proseguire la discesa e ad esplorare zone nuove; passarono giorni e fu raggiunta la massima profondità (-920 metri) iniziando ad esplorare per cercare nuove gallerie più in alto. Una notizia sconvolse i membri della spedizione. Uno dei componenti Mario Gherbaz (Marietto) si era fatto male ed era urgente uscire e portarlo in salvo. Abbandonarono parte del cibo al campo base e cominciarono la risalita con il ferito. Restarono senza cibo e furono costretti a mangiare gliavanzi del cibo consumato durante la discesa. Alla fine proprio Barbarossa guadagnò l’uscita filmato da una troupe della Rai e con un sole splendido che accecava dopo 11 giorni di buio completo. Uscirono tutti ed anche Mario che fu elitrasportato in ospedale.
“I compiti della spedizione estiva guidata da Mario Privileggi furono essenzialmente due:
- Il recupero dei materiali: Quintali di attrezzature (filiere di scalette metalliche, corde e sacchi) erano rimasti abbandonati lungo i pozzi e nei campi interni durante le caotiche e drammatiche fasi di uscita e soccorso del 5 gennaio.
- La prosecuzione delle ricerche: Nonostante il gravissimo lutto (o forse proprio per onorare la memoria di Vianello, Davanzo e Picciola), il gruppo volle riprendere i rilievi scientifici e le esplorazioni interrotte.
Le Difficoltà Tecniche del Recupero
Disarmare la grotta dal basso verso l’alto richiese uno sforzo titanico:
- Il peso raddoppiato: Le corde di nylon e le scalette erano rimaste per mesi immerse nell’umidità e nel fango della grotta, assorbendo acqua e diventando incredibilmente pesanti da issare.
- Le strettoie e i meandri: Trasportare decine di sacchi stracolmi di materiale ferroso attraverso i passaggi angusti del Gortani mise a dura prova la resistenza fisica dei partecipanti.”
mario privileggi
roberto borghesi e bruno cova
campo base
meandro
meandro con il sacco in cintura
mario gherbaz
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